Picchiare un Vigile è grave reato
Il Tribunale di Roma ha condannato nel settembre 2008 a pesanti sanzioni penali un cittadino che aveva duramente picchiato un vigile urbano per resistenza e lesioni.
L'appartenente al corpo era stato aggredito in strada solo perchè "reo" di aver elevato contravvenzione il giorno prima alla moglie dell'aggressore (!), cosi suscitando la reazione "punitiva" (cui oggi la Corte romana ha posto giustizia) dell'energumeno.
La sentenza è inoltre rilevantissima, perchè nel restituire dignità e sopratutto fiducia agli appartanenti al Corpo sul fatto che gli esagitati del volante saranno d'ora in poi severamente puniti, ha anche stabilito che non rispondere alla richiesta del vigile di fornire le generalità integra reato autonomo e distinto dalla resistenza, mettendo cosi definitivamente sullo stesso piano caschi bianchi ed appartenenti alle forze dell'ordine più celebrate (carabinieri, polizia, guardia di finanza) quando si rivolgono all'utenza per sapere chi si ha di fronte. Un passo avanti che convincerà a far smettere chi, di fronte al rischio di una severa contravvenzione, anzichè pagarla o quantomeno contestarla civilmente, "alza le mani" o, non meno peggio, chiede istericamente nome e matricola del vigile per evidentemente intimoirlo e non farlo operare tranquillo (chi lo sarebbe ove dovesse temere il danno erariale o la sola azione risarcitoria in caso di silenzio).
La vigilessa, costituitasi parte civile con l'Avv. Aldo Areddu del foro di Roma in un procedimento che senza un'effiace azione di stimolo e sollecito (inizialmente, il Pubblico Ministero ne aveva addirittura ordinato l'archiviazione!) non si sarebbe neppure svolto, avrà il risarcimento integrale dei danni subiti e subendi, materiali e morali, e comunque la sorpresa di avere molti sostenitori contro i soprusi della circolazione quotidiana.